Differenza tra Tsunami e Maremoto

IN BREVE

Il maremoto è un intenso movimento delle onde marine, causato da terremoti ed esplosioni vulcaniche sottomarine. Lo tsunami, invece, è un’onda di enormi dimensioni che viaggia ad altissima velocità e che può arrivare a colpire le coste con una forza distruttiva. La differenza principale tra i due termini è soprattutto a livello di immagine cui rimandano: il termine “tsunami” è maggiormente assocciato a eventi intensi e catastrofici rispetto al termine “maremoto” (il termine “tsunami” è maggiormente utilizzato dai mezzi di comunicazione di massa per riferirsi ad eventi di questo tipo).

Maremoto - Differenza tra tsunami e maremoto
Messina venne colpita da un violento maremoto nel lontano 1908.

Il maremoto è un movimento ondoso marino di grande intensità, causato da un terremoto sottomarino con epicentro sul fondale del mare. Dall’epicentro del terremoto si sviluppano delle onde concentriche, le quali si possono propagare per distanze enormi e raggiungere altezze superiori ai 35 metri di altezza. Oltre ai terremoti sottomarini, i maremoti possono essere provacati anche da esplosioni vulcaniche sottomarine e da uragani che smuovono violentamente le acque, dando vita ad onde altrettanto violente. Diveramente dalle comuni onde che si formano per via dei venti, in cui l’acqua viene smossa solo a livello superficiale ed è di ridotte quantità, le onde che si formano da un maremoto trasportano una massa d’acqua enorme. Proprio a causa della grande quantità di acqua trasporata dalle onde di un maremoto, quando si infrangono sulla costa, la investono con una grande forza provocando seri danni. Le zone costiere più a rischio di maremoto sono quelle che si trovano in prossimità di zone sismogenetiche, particolarmente presenti nell’area dell’Oceano Pacifico.

Tsunami - Differenza tra tsunami e maremoto
Una terribile immagine di devastazione dopo il passaggio dello Tsunami in Giappone, da Flickr.com

Il termine “tsunami” è di derivazione giapponese ed è formata da due parti: “tsu”, che significa “porto”, e “nami”, che significa onda. Lo tsunami quindi indica letteralmente un’onda (anomala) in un porto. Intorno agli anni ’50 del secolo scorso, gli scienziati americani hanno iniziato ad utilizzare il termine tsunami per indicare la comparsa improvvisa in mare di un’onda di dimensioni anomale e che viaggia ad altissima velocità (uno tsunami può raggiungere anche i 500-1000 km/h in mare aperto e rallentare fino a 100 km/h in prossimità della costa). Lo tsunami è causato dalle vibrazioni prodotte da un terremoto sottomarino e si manifesta sotto forma di un muro d’acqua che può arrivare ad invadere le coste con la sua forza distruttiva. Non a caso il termine tsunami è di origine giapponese; infatti la maggior parte dei terremoti sottomarini (e i più violenti) si manifestano nell’Oceano Pacifico. Uno degli tsunami più famosi è quello dell’ 11 marzo 2011 che ha colpito il Giappone, causato da un terremoto di 8,9 gradi della scala Richter e con onde alte fino a 10 metri, le quali hanno provacato migliaia di morti e ingenti danni strutturali alle regioni colpite. Altro esempio il terribile tsunami che colpì il 26 dicembre 2004 l’Oceano Indiano devastando principalmente l’Indonesia e provocando circa 230.000 vittime.
Soffermandosi a guardare i numerosi video amatoriali e non degli tsunami più recenti, si rimane colpiti dalla velocità con la quale la massa d’acqua si innalza in modo continuo, regolare e inarrestabile.