Differenza tra RGB e CMYK

IN BREVE

RGB e CMYK sono gli acronimi dei colori su cui si basano due diverse rappresentazioni cromatiche, rispettivamente la sintesi additiva e la sintesi sottrattiva. Differiscono principalmente per il fatto che il primo si riferisce alla luce, mentre il secondo ai pigmenti. RGB è l’acronimo di Red, Green e Blue, mente CMYK lo è dei colori ciano (in inglese Cyan), il magenta (Magenta), il giallo (Yellow) e il nero (blacK).

Nel 1861 James Clerk Maxwell presentò la propria teoria dei colori, basata sulla sovrapposizione di tre luci monocromatiche, rossa, verde e blu: tale concetto è rappresentato da ciò che passò alla storia come triangolo di Maxwell, caratterizzato dalla presenza dei tre colori fondamentali o primari appena elencati, ciascuno posto su un diverso vertice del triangolo. Proseguendo verso il centro della figura, i colori tendono a schiarirsi e mischiarsi sempre più, fino ad arrivare al bianco; nel centro esatto di ciascun lato, invece, si formano tre colori detti complementari, ossia il ciano, il magenta e il giallo. Ancora oggi la teoria dei colori di Maxwell è ampiamente utilizzata ed è proprio partendo dal suo triangolo che si possono definire i metodi per la riproduzione dei colori: le due sintesi fondamentali sono l’additiva (dove il colore è inteso come luce;) e la sottrattiva (il colore inteso come pigmento). Il primo metodo è tipico ad esempio degli schermi dei computer, mentre il secondo si utilizza in tipografia.

RGB - Differenza tra RGB e CMYK
L’incrocio tra verde, rosso e blu.

Nella sintesi additiva, le tre luci primarie sono quelle presenti nei vertici del triangolo di Maxwell, ossia il rosso, il verde e il blu (quindi in inglese Red, Green e Blue, RGB); ciascuno di essi è caratterizzato da una lunghezza d’onda differente e sono i colori percepibili come “puri” dai fotorecettori umani. A rosso verde e blu si associa un valore tonale che va da 0 a 255: sommando i tre colori tutti con valori alti se ne ottiene uno chiaro (si ricorda che la teoria è additiva e che si basa sulla luce); al contrario, i colori scuri sono formati da valori tonali RGB bassi. Ad esempio, il bianco è pari a R=255, G=255 e B=255; per contro, il nero è definito come R=0, G=0 e B=0.

CMYK - Differenza tra RGB e CMYK
Gran parte del sistema di stampa a getto d’inchiostro è basata sul CMYK.

Nella sintesi sottrattiva, invece, i colori sono detti complementari e sono quattro: il ciano (in inglese Cyan), il magenta (Magenta), il giallo (Yellow) e il nero (blacK); il loro acronimo, partendo dalle parole inglesi, è CMYK. Il colore assunto dal pigmento dipende da quali lunghezze d’onda luminosa assorbe (e che quindi sottrae dal totale della luce bianca che lo colpisce) e da quali invece riflette; partendo da questo presupposto, il metodo di rappresentazione CMYK è sottrattivo perché i colori complementari si ottengono dalla sottrazione di uno o tutti i tre colori primari: togliendo il rosso si ottiene il ciano, rimuovendo il verde rileviamo il magenta, sottraendo il blu si forma il giallo ed eliminando tutti i colori primari si ottiene il nero (perché assorbe “per intero” la luce). Sempre partendo dai tre colori primari, sommando il rosso con il blu si ottiene il magenta, il rosso unito al verde dà il giallo, blu e verde formano il ciano. Il bianco indica l’assenza di pigmenti, mentre sommando magenta, ciano e giallo ai loro massimi valori (esprimibili con numeri da 1 a 100) si ottiene un nero molto intenso: quest’ultimo è, però, difficilmente gestibile, in modo particolare nella stampa di piccoli elementi molto precisi come i caratteri. Per questo motivo è stato aggiunto un quarto pigmento a parte, il nero puro (K), completando così il gruppo dei quattro colori su cui si basa la quadricromia tipica della tipografia. Partendo dai CMY si possono ottenere i tre colori primari: sommando ad esempio ciano e giallo si forma il verde.
Non tutti i colori sono però riproducibili tramite RGB o CMYK, si pensi ad esempio a quelli metallici o fosforescenti: in questi casi è necessario ricorrere ai Pantoni.