Differenza tra residui attivi e passivi

IN BREVE

I residui attivi e passivi sono due voci utilizzate nella gestione del bilancio di previsione degli enti pubblici. Il bilancio attivo si riferisce alle entrate che non sono ancora state contabilizzate alla fine dell’anno. Invece, i residui passivi si riferiscono ai debiti dell’ente pubblico, nei confronti di aziende private o pubbliche, che non sono ancora stati pagati.

Residui attivi - Differenza tra residui attivi e residui passivi
I residui attivi sono crediti delle PA.

I residui attivi si riferiscono a quelle somme accertate, ma non riscosse entro la fine dell’anno da parte di enti pubblici. In pratica, i residui attivi rappresentano quei crediti che l’ente pubblico ha nei confronti di altre aziende, sia pubbliche che statali.
I residui attivi sono una delle voci che compongono il bilancio di previsione, redatto in termini di competenze: vengono cioè stimate le entrate che si prevede di accertare e le uscite che si presume di sostenere entro la fine dell’esercizio finanziario (31 dicembre). I residui attivi vengono accertati al momento della chiusura dell’anno finanziario ed iscritti nel rendiconto generale, ma verranno riscossi negli anni successivi a quelli in cui sono stati realizzati. Essi sono riportati nella contabilità dell’anno successivo, ma tenuti distinti dalle somme relative alla competenza del nuovo esercizio finanziario, così da avere due gestioni finanziarie separate.

Residui passivi - Differenza tra residui attivi e residui passivi
I residui passivi sono i debiti delle PA.

I residui passivi rappresentano quelle spese sostenute da un ente pubblico nel corso dell’esercizio finanziario nei confronti di altre aziende (pubbliche o private), ma che non sono ancora state pagate. A differenza dei residui attivi, i residui attivi sono quei debiti che l’ente non ha saldato nel corso dell’anno. I residui passivi vengono riportati di anno in anno nel bilancio, fino al loro pagamento o alla loro cancellazione. L’istituto della perenzione amministrativa stabilisce infatti che i residui passivi non pagati entro il secondo esercizio successivo a quello in cui sono stati iscritti i relativi stanziamenti vengono cancellati dal bilancio e annotati tra le passività del conto del patrimonio dello Stato. Il creditore ha comunque il diritto di chiedere il pagamento del debito, che determinerà la reiscrizione in bilancio del suo credito. La perenzione amministrativa non va confusa con la prescrizione estintiva, che comporta la perdita del diritto a percepire la somma non riscossa entro un dato termine.