Differenza tra recesso e risoluzione

IN BREVE

Il recesso è un atto unilaterale con cui una delle parti chiede il proscioglimento dal vincolo contrattuale, che può avvenire a causa di un ripensamento o per varie anomalie sopraggiunte; la risoluzione invece permette di sciogliere il contratto con il consenso di entrambe le parti e avviene per ipotesi di inadempimento, impossibilità sopravvenuta o per eccessiva onerosità.

Recesso - Differenza tra recesso e risoluzione
Il recesso non è applicabile in un negozio. E' tuttavia possibile che alcuni esercizi commerciali offrano il servizio di restituzione dell'acquisto.

Il recesso consiste nella decisione di una delle parti di provvedere allo scioglimento totale o parziale di un contratto per anomalie verificatesi al momento della conclusione, poiché concluso in stato di pericolo, oppure per lesione. Tale possibilità viene definita dal Codice Civile “diritto di recesso” ed è caratterizzata dallo scioglimento unilaterale del contratto, che ne comporta l’estinzione di tutte le obbligazioni contrattuali, senza il consenso della controparte e senza andare incontro a sanzioni penali. Tale iniziativa deve essere comunicata in forma scritta alla controparte entro un termine stabilito dalla legge o dal contratto stesso. L’ordinamento italiano prevede, a tutela del consumatore, il recesso dal contratto nel caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, ovvero quando si acquistano oggetti o si sottoscrivono abbonamenti per via telefonica, on-line ecc.  In questi casi si ha a disposizione 7 giorni di tempo per disdire il contratto, senza incorrere in penali. Tale diritto non si applica a tutti i beni acquistati direttamente in negozio, poiché si può prendere preventivamente visione dell’oggetto e si ha la possibilità di scegliere liberamente se acquistarlo o meno. In alcuni casi è permessa la restituzione a patto che la confezione del prodotto sia intonso. Il termine di recesso si estende a 14 giorni per i contratti finanziari stipulati “a distanza” e di 30 giorni per le assicurazioni sulla vita. Mentre invece tale diritto non è applicabile agli altri contratti assicurativi e relativi ai valori mobiliari.

La risoluzione, secondo l’Art. 1453 del Codice Civile, è un istituto giuridico dell’ordinamento italiano che scioglie il vincolo contrattuale e si può far valere solo prima che il contratto sia compiutamente eseguito. In questo caso si tratta di una disfunzione del rapporto contrattuale sopravvenuta in seguito alla stipulazione del contratto. Vi sono 3 diversi casi di risoluzione del contratto:

risoluzione per inadempimento di una delle parti. In tale circostanza viene offerta alla parte che ha adempiuto regolarmente le proprie obbligazioni la possibilità di scegliere tra l’adempimento e la risoluzione del contratto;

risoluzione per impossibilità sopravvenuta. In questo caso la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuta;

risoluzione per eccessiva onerosità per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili. La parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto.