Differenza tra omosessuale e transessuale

IN BREVE

La differenza tra l’individuo omosessuale e quello transessuale consiste principalmente nel fatto che nel primo l’orientamento sentimentale e sessuale è principalmente rivolto a persone dello stesso sesso, mentre il transessuale può avere orientamenti omo, etero o bisessuali, identificandosi però nel sesso opposto a quello biologico.

Omosessualità - Differenza tra omosessuale e transessuale
Keanu Reeves, importante e talentuoso attore statunitense omosessuale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’omosessualità come una variante naturale del comportamento umano e il termine omosessuale indica colui che, in maniera prevalente o assoluta, viene attratto dalle persone dello stesso sesso; tale variante può essere anche di natura transitoria, situazionale o indotta da cause esterne (principalmente economiche). La consapevolezza dell’omosessualità è solitamente graduale e l’individuo incorre in un momento della sua esistenza a ciò che viene definito coming out. L’omosessualità è presente anche nel comportamento animale. L’eziologia dell’omosessualità nell’uomo è ancora oggi solo ipotizzata e le teorie si dividono in spiegazioni innatiste (l’omosessualità è presente dalla nascita), spiegazioni psicologiche (l’individuo diventa omosessuale) e spiegazioni volontaristiche (l’individuo impara ad assumere comportamenti di questo tipo, senza essere veramente omosessuale). La parola omosessualità deriva dalla traduzione del termine tedesco Homosexualität (dal greco omoios, simile, e dal latino sexus, sesso); solitamente ci si riferisce all’omosessualità femminile con il termine lesbismo, da Lesbo, patria della poetessa Saffo.

Il termine transessuale è stato coniato a metà Novecento per definire un individuo affetto dal disturbo dell’identità di genere (DIG; tale spiegazione è presente nell’International Classification of Diseases, a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità): una persona transessuale, infatti, si identifica nel sesso opposto a quello biologico, indipendentemente dall’orientamento sessuale.  A cavallo tra ‘800 e ‘900, se veniva identificata una persona transessuale si tentava una via di guarigione attraverso psicoterapia e somministrazione di ormoni sessuali dello stesso sesso, così da far “regredire” i sintomi; questo approccio, assolutamente fallimentare, è stato sostituito da un metodo opposto, basato sull’aiuto alla transizione del corpo verso l’identificazione sessuale dettata dalla psiche. Anche in questo caso, le ipotesi sulla possibile causa non sono ufficiali, ma si pensa possa esserci ad esempio una predisposizione genetica. Con l’acronimo FtM (female to male) si indicano coloro che hanno subito o stanno vivendo una transizione da femmina a maschio, e MtF (male to female) denota invece il passaggio inverso. Se un individuo che si sente transessuale decide di voler trasformare il proprio corpo, necessita di una visita da uno psichiatra per la diagnosi del DIG; successivamente, può sottoporsi a una terapia ormonale sostitutiva, che consiste in estrogeni e antiandrogeni per le trans MtF o di testosterone per i trans FtM. Per completare il cambiamento, l’individuo transessuale può subire interventi chirurgici ed estetici. Solo al momento della totale trasformazione del corpo e all’ottenimento di caratteristiche nettamente maschili o femminili è possibile in Italia richiedere il cambio di sesso e nome nei documenti d’identità.