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In breve

Pascoli e D’Annunzio furono due poeti vissuti tra fine ‘800 e inizio ‘900, entrambi appartenenti alla corrente letteraria del Decadentismo, con caratteristiche ben differenti tra loro. Giovanni Pascoli fu molto riservato e introverso e così la sua poesia e la ricerca della verità più profonda. Gabriele D’Annunzio fu più estroverso ed espansivo, teatrale nel trasmettere idee, politica e poesia. Fu figura importante e con ruolo decisivo nella cultura di massa e in avvenimenti suoi contemporanei e successivi.
Giovanni Pascoli - Differenza tra D Annunzio e Pascoli
Giovanni Pascoli.

Giovanni Pascoli è un importante poeta e accademico italiano di fine ‘800 appartenente alla corrente del Decadentismo, in quanto la sua poesia non si ispira più agli ideali romantici e positivisti del periodo culturale precedente.

Giovanni Pascoli aveva un carattere riservato, schivo e introverso e vede la solitudine come una situazione ansiosa che porta gli uomini ad unirsi ed aiutarsi tra di loro.

Il suo modo di essere traspare nella sua poesia: intima e raccolta, rappresentante la vita interiore del Pascoli stesso e che non ricerca l’allineamento con la poesia contemporanea.

Il Pascoli è «il fanciullino» che guarda il mondo con occhi stupiti e «vede» sotto il velo della realtà il palpito di una vita più profonda.

Opere celebri di Giovanni Pascoli sono Myricae, Canti di Castelvecchio e Poemi italici.

Gabriele D Annunzio - Differenza tra Pascoli e D Annunzio
Gabriele D’Annunzio.

Gabriele D’Annunzio è stato una figura poliedrica e iperattiva della cultura italiana tra fine’800 e inizio ‘900: poeta, politico di estrema destra, attivista e scrittore ha ricoperto un ruolo importante nella cultura di massa.

D’Annunzio, pur appartenendo al Decadentismo come Pascoli, esaltò l’operato dell’individuo e ogni forma di raffinato godimento e di affermazione di sé.

Nella concezione dannunziana il poeta è un “Vate” che ha il compito di indicare all’uomo le prospettive di un futuro proiettato verso la bellezza e la gloria.

La concezione orgogliosa e arrogante della solitudine lo portò ad isolarsi, ma solamente per affermare sugli altri la propria superiorità di individuo eccezionale.

La poesia di D’Annunzio è, infatti, ricca e lussureggiante, esagerata perché punta ad esaltare la vita e le esperienze eccezionali del poeta, al di là del bene e del male.

Dal carattere estroverso, D’Annunzio assume spesso atteggiamenti teatrali per trasmettere i suoi messaggi politico-culturali, per compiacersi e per attirare su di sé l’attenzione.

Estremo nazionalista ed irriducibile patriota dalla I Guerra Mondiale, Gabriele D’Annunzio fu anche alla testa del celebre lancio di volantini tricolori in volo dal suo aeroplano su Vienna nel 1918.

L’anno successivo D’annunzio si rese ideatore ed esecutore dell’Impresa di Fiume, occupazione simbolica della città istriana all’epoca contesa tra contesa tra il Regno d’Italia ed il Regno dei Serbi.

Fu anche coinvolto nell’organizzazione di un golpe ai danni del governo Giolitti, poi fallito.

Nonostante alcune frizioni, fu anche un sostenitore del Fascismo e della persona di Mussolini a causa di quella conosciuta come la “vittoria mutilata“, il malcontento per la scarsa ricompensa data all’Italia al termine della I Guerra Mondiale.

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