Differenza tra font serif e sans serif

IN BREVE

I font serif si distinguono da quelli sans serif per la presenza delle grazie, ossia abbellimenti delle aste delle lettere consistenti in trattini terminali più o meno complessi. I font serif sono indicati per testi stampati su carta, mentre i font sans-serif sono consigliati per la scrittura di testi da visualizzare a schermo, dove risultano essere più leggibili.

Font - Differenza tra font serif e font sans serif
La lettera “A” in 4 differenti font.

Con il termine font ci si riferisce ad un insieme di caratteri utilizzati nella stampa o nella videoscrittura e che presentano una comune grafica. Una delle classificazioni più generiche dei font si basa sulla presenza o meno delle grazie, ossia di “abbellimenti” del carattere consistenti in un trattino più o meno complesso che definisce la fine delle aste: si distinguono così i font serif (con grazie) e sans-serif (senza grazie).
Le grazie, in funzione della loro posizione sulla lettera, sono definiti ad esempio di testa o di piede rispetto al corpo del carattere; in base, invece, alla loro conformazione si distinguono grazie a bandiera, a goccia, a bottone e a uncino.
A livello estetico, secondo la classificazione di Aldo Novarese del 1956, i font si suddividono in dieci gruppi: font lapidari, font medievali, font veneziani, font transazionali, font bodoniani, font scritti, font ornati, font egiziani, font lineari e font fantasia; i primi otto sono font serif, mentre gli ultimi due generalmente font sans-serif. Successivamente, data la grande varietà di font presenti e la difficoltà nella classificazione, Giuseppe Pillitteri pubblica una nuova categorizzazione: lineari (senza grazie), rettiformi, angoliformi, curviformi, digradanti, contrastanti, scritti, fratti, fregiformi e ibridi.

Font a confronto - Differenza tra font serif e font sans serif
Il Times New Roman (sopra) e l’Arial (sotto) a confronto.

I caratteri graziati , ossia i font serif, simulano i segni che normalmente si creano con la grafia a mano; questo tipo di font è utilizzato quando è necessario comunicare un messaggio in maniera elegante e formale ed è consigliato per la facilità della lettura su carta. La presenza di questi piccoli fregi permette di accompagnare lo sguardo verso il proseguo della riga e di riconoscere con facilità le lettere. Solitamente i font serif  sono utilizzati nei quotidiani o comunque in quei casi in cui il testo è molto lungo. Esempi di font serif sono il Times New Roman, il Cambria, il Garamond e il Palatino.
I caratteri sans-serif, invece, sono lineari, non presentando alcuna grazia alle estremità; sono spesso chiamati anche “bastoni” (anche se teoricamente questo termine definisce solo un sottogruppo dei lineari nella classificazione di Pillitteri) e mantengono una buona leggibilità a qualsiasi corpo. Il loro utilizzo è diffuso in modo particolare per la lettura su schermo, nei messaggi pubblicitari o nella letteratura per bambini. Fanno parte del gruppo dei font sans-serif l’Arial, il Calibry, l’Helvetica e il Verdana.
Dalla scrittura gotica di Gutenberg sono stati compiuti notevoli passi avanti: il mondo di internet offre, gratis o a pagamento, migliaia di differenti font, adatti ad ogni tipo di progetto grafico. Lo scopo principe deve rimanere però sempre quello di comunicare il messaggio in maniera leggibile e con il giusto tono, evitando quindi che il vero protagonista sia il font stesso; si può osare un po’ nel caso dei titoli o in brevi blocchi di testo.