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Differenza tra prescrizione e decadenza



La prescrizione comporta l’estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge, mentre la decadenza prevede anche il non avere portato a termine determinati obblighi previsti dalla legge entro un termine ben preciso, pena la perdita del diritto. Le caratteristiche della prescrizione sono: il trascorrere del tempo e l’inerzia del titolare; i tempi sono in genere lunghi e una volta interrotta la prescrizione, nasce un nuovo periodo prescrizionale uguale al precedente. Mentre nel caso della decadenza i tempi sono in genere brevi e una volta impedita la decadenza non si produrrà un nuovo periodo di decadenza uguale al precedente, ma il diritto potrà essere normalmente esercitato col solo limite della prescrizione.

qual è la differenza tra

Prescrizione - Differenza tra prescrizione e decadenza

Nel processo "Mills", Silvio Berlusconi è stato assolto per prescrizione.

Il termine prescrizione può avere valenza sia civile, che penale e riguarda gli effetti giuridici del trascorrere del tempo. Nel diritto civile indica quel fenomeno che porta all’estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge. In diritto penale determina l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo; in questo caso viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la relativa condotta e la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo. Dunque nel primo caso sono principalmente 2 le caratteristiche che portano all’estinzione del diritto:

- il trascorrere del tempo;

- l’inerzia del titolare.

Il trascorrere del tempo determina delle conseguenza di natura giuridica, infatti il ricordo di fatti lontani può divenire inevitabilmente confuso, oppure può comportare la perdita dei documenti idonei per dimostrare l’esistenza del diritto stesso. Tuttavia il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a giustificare la perdita di un diritto; se invece il titolare di un diritto non fa uso dei suoi poteri per dimostrare la sua volontà di non abbandonarlo, implicitamente dimostra il suo disinteresse che, protrattosi per un tempo più o meno lungo, produrrà come conseguenza la perdita del diritto stesso. Non tutti i diritti però possono andare in prescrizione, ve ne sono alcuni infatti che non si prescrivono mai:

- i diritti della personalità, come il diritto al nome, all’immagine e alla riservatezza;

- il diritto di proprietà;

- i diritti di stato relativi all’ambito familiare: lo status di padre, il figlio, di coniuge, riconoscimento di paternità o maternità naturale;

- i diritti patrimoniali che scaturiscono da rapporti familiari, come il diritto agli alimenti.

La decadenza consiste nella perdita di un diritto per il mancato esercizio, ovvero per non aver svolto determinate attività previste dalla legge, entro un termine perentorio stabilito dalle parti; dunque in questo caso l’inerzia del titolare non ha molta rilevanza. In genere la decadenza si verifica quando un diritto deve essere esercitato con particolari modalità e allo stesso tempo in un termine stabilito; il trascorrere del termine infatti ne comporta l’estinzione. Infatti la decadenza consiste nella preclusione dell’esercizio del diritto da parte del titolare, sia che il diritto sia potestativo, sia che sia facoltativo. Se non è fissato alcun termine di decadenza, il diritto sarà soggetto ai normali termini di prescrizione. Vi sono diverse tipologie di decadenza:

- legale, è prevista dalla legge e riguarda sia i diritti disponibili, sia i diritti indisponibili; nel primo caso la decadenza può essere rilevata d’ ufficio dal giudice ed è inderogabile, infatti non può essere modificata dalle parti;

- giudiziale, i termini di decadenza sono fissati dal giudice su istanza della parte interessata; ad esempio la fissazione di un termine per l’accettazione dell’ eredità;

- convenzionale, i termini di decadenza li stabiliscono i privati.

 

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