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Differenza tra Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli



Pascoli e D’Annunzio sono due poeti, entrambi appartenenti alla corrente letteraria del Decadentismo, con caratteristiche ben differenti tra loro; il primo è molto riservato e introverso, mentre il secondo è più estroverso ed espansivo e questo loro modo di essere ha caratterizzato in modo univoco le loro opere.

qual è la differenza tra

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli da Wikipedia.it

Pascoli appartiene al Decadentismo, in quanto la sua poesia non si ispira più agli ideali romantici e positivisti.
Egli ha un carattere riservato, schivo e introverso e vede la solitudine come una situazione ansiosa, che porta gli uomini ad unirsi ed aiutarsi tra di loro; dunque il suo modo di essere traspare nella sua poesia, che risulta intima e raccolta, rappresentante la vita interiore del poeta stesso. Il Pascoli è «il fanciullino» che guarda il mondo con occhi stupiti e «vede» sotto il velo della realtà il palpito di una vita più profonda.

 

Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio da Wikipedia.it

D’Annunzio, pur appartenendo al Decadentismo come Pascoli, esalta l’operato dell’individuo e ogni forma di raffinato godimento e di affermazione di sé: secondo la sua concezione il poeta è un “vate” che ha il compito di indicare all’uomo le prospettive di un futuro proiettato verso la bellezza e la gloria. D’Annunzio ha un carattere estroverso che lo porta ad assumere atteggiamenti teatrali per compiacersi e per attirare su di sé l’attenzione. Egli ha una concezione orgogliosa e arrogante della solitudine, che lo porta ad isolarsi, ma solamente per affermare sugli altri la propria superiorità di individuo eccezionale. La poesia di D’Annunzio è, infatti, ricca e lussureggiante, esagerata perché punta ad esaltare la vita e le esperienze eccezionali del poeta, al di là del bene e del male. Fu lui dal suo aeroplano l’esecutore del celebre lancio di volantini tricolori su Vienna.
Fu un sostenitore del Fascimo a causa di quella conosciuta come la “vittoria mutilata“, il malcontento per la scarsa ricompensa data all’Italia al termine della I Guerra Mondiale.

 

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